Fanno questo spinte, certe, motivate dalla frase di Gesù riportata dal Vangelo, circa la materia su cui verterà il giudizio finale (Matteo 25):
“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Quando mai, Signore, ti abbiamo visto affamato... E ti abbiamo aiutato? Rispondendo dirà loro:
“In verità vi dico, ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Fanno tutto questo secondo il carisma, l’idea, del fondatore, Giacomo Cusmano, che così scriveva:
“I Poveri sono per noi oggetti di culto e la povertà un sacramento.”
“Dobbiamo aprire le braccia a tutti coloro che soffrono, specialmente a quelli che sono rifiutati da tutti, che non possono trovare asilo in altri istituti: non sono di nessuno? Dunque sono nostri.”
“Nostro scopo è alleviare la povertà, dissipare l’ignoranza, alleggerire la sofferenza. In una parola, venire incontro ad ogni sorta d’infortuni, vendicare l’umanità così miseramente abbandonata e derelitta.”
“La nostra missione è doppia: aiutare i poveri per rendere più mite la loro sofferenza e guadagnarli a Dio, avvicinare i ricchi ai poveri per renderli capaci di guadagnarsi la grazia del Signore, onde procurare la loro eterna salute.”
“Volete vedere Gesù? Ecco i Poverelli: essi sono un altro sacramento perché nella persona del Povero sta nascosto Gesù.”
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