Vieni Signore Gesù!

L’anno B del ciclo triennale delle letture è l’anno di Marco. Eppure non si comincia dal paragrafo iniziale del suo Vangelo, che sarà oggetto di lettura nella settimana prossima: si parte dal punto in cui terminerà la penultima settimana dell’anno, con l’annuncio del ritorno di Cristo: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria”.

A prima vista, ciò può sembrare strano ed illogico. Invece, nella liturgia, c’è un’estrema sottigliezza nell’effettuare il cambiamento di tono: la nostra attenzione, che nelle ultime settimane era centrata sul giudizio e sulla fine del mondo, si sposta ora sul modo di accogliere Cristo: non con paura, ma con impazienza, proprio come un servo che attende il ritorno del padrone (Mc 13,35).

In quanto preparazione al Natale, l’Avvento deve essere un tempo di attesa nella gioia. San Paolo interpreta il nostro periodo d’attesa come un tempo in cui dobbiamo testimoniare Cristo: “Nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo” (1Cor 1,7).

Antifona d’ingresso

A te, Signore, elevo l’anima mia,

Dio mio, in te confido: che io non sia confuso.

Non trionfino su di me i miei nemici.

Chiunque spera in te non resti deluso. (Sal 25,1-3)

 

(Non si dice il Gloria).

Colletta

O Dio, nostro Padre,

suscita in noi la volontà di andare incontro

con le buone opere al tuo Cristo che viene,

perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria

a possedere il regno dei cieli.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Dio, nostro Padre,

nella tua fedeltà che mai vien meno

ricordati di noi, opera delle tue mani,

e donaci l’aiuto della tua grazia,

perché attendiamo vigilanti

con amore irreprensibile

la gloriosa venuta del nostro redentore,

Gesù Cristo tuo Figlio.

Egli è Dio, e vive e regna con te,

nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.

 

Prima lettura

Is 63,16-17.19; 64,2-7

Se tu squarciassi i cieli e scendessi!

Dal libro del profeta Isaìa

 

Tu, Signore, sei nostro padre,

da sempre ti chiami nostro redentore.

Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie

e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema?

Ritorna per amore dei tuoi servi,

per amore delle tribù, tua eredità.

Se tu squarciassi i cieli e scendessi!

Davanti a te sussulterebbero i monti.

Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo,

tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti.

Mai si udì parlare da tempi lontani,

orecchio non ha sentito,

occhio non ha visto

che un Dio, fuori di te,

abbia fatto tanto per chi confida in lui.

Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia

e si ricordano delle tue vie.

Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato

contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.

Siamo divenuti tutti come una cosa impura,

e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia;

tutti siamo avvizziti come foglie,

le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.

Nessuno invocava il tuo nome,

nessuno si risvegliava per stringersi a te;

perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto,

ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.

Ma, Signore, tu sei nostro padre;

noi siamo argilla e tu colui che ci plasma,

tutti noi siamo opera delle tue mani.

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale Sal 79

Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

 

Tu, pastore d’Israele, ascolta,

seduto sui cherubini, risplendi.

Risveglia la tua potenza

e vieni a salvarci. Rit.

 

Dio degli eserciti, ritorna!

Guarda dal cielo e vedi

e visita questa vigna,

proteggi quello  che la tua destra ha piantato,

il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. Rit

Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,

sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Da te mai più ci allontaneremo,

facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. Rit

 

Seconda lettura 1Cor 1,3-9

Aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!

 

Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in  Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della  conoscenza.

 

La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Sal 84,8)

Alleluia, alleluia.

Mostraci, Signore, la tua misericordia

e donaci la tua salvezza.

Alleluia.

Vangelo Mc 13,33-37

Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito  dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al  canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Parola del Signore

Omelia:Padre Ermes Ronchi

Avvento, tempo di attesa e attenzione: Dio si fa più vicino

Se tu squarciassi i cieli e discendessi! (Is 63,19). Il profeta apre l’Avvento come un maestro del desiderio e dell’attesa; Gesù riempie l’attesa di attenzione.

Attesa e attenzione, i due nomi dell’Avvento, hanno al medesima radice: tendere a, rivolgere mente e cuore verso qualcosa, che manca e che si fa vicino e cresce. Sono le madri quelle che conoscono a fondo l’attesa, che la imparano nei nove mesi che il loro ventre lievita di vita nuova. Attendere è l’infinito del verbo amare.

Avvento è un tempo di incamminati: tutto si fa più vicino, Dio a noi, noi agli altri, io a me stesso. In cui si abbreviano distanze: tra cielo e terra, tra uomo e uomo, e si avviano percorsi.

Nel Vangelo di oggi il padrone se ne va e lascia tutto in mano ai suoi servi, a ciascuno il suo compito (Marco 13,34). Una costante di molte parabole, dove Gesù racconta il volto di un Dio che mette il mondo nelle nostre mani, che affida le sue creature all’intelligenza fedele e alla tenerezza combattiva dell’uomo.

Ma un doppio rischio preme su di noi. Il primo, dice Isaia, è quello del cuore duro: perché lasci indurire il nostro cuore lontano da te? (Is 63,17). La durezza del cuore è la malattia che Gesù teme di più, la “sclerocardìa” che combatte nei farisei, che intende con tutto se stesso curare e guarire.

Che san Massimo il Confessore converte così «chi ha il cuore dolce sarà perdonato».

Il secondo rischio è vivere una vita addormentata: che non giunga l’atteso all’improvviso trovandovi addormentati (Marco 13,36). Il Vangelo ci consegna una vocazione al risveglio, perché «senza risveglio, non si può sognare» (R. Benigni).

Rischio quotidiano è una vita dormiente, incapace di cogliere arrivi ed inizi, albe e sorgenti; di vedere l’esistenza come una madre in attesa, gravida di luce; una vita distratta e senza attenzione.

Vivere attenti. Ma a che cosa? Attenti alle persone, alle loro parole, ai loro silenzi, alle domande mute, ad ogni offerta di tenerezza, alla bellezza del loro essere vite incinte di Dio.

Attenti al mondo, nostro pianeta barbaro e magnifico, alle sue creature più piccole e indispensabili: l’acqua, l’aria, le piante.

Attenti a ciò che accade nel cuore e nel piccolo spazio di realtà in cui mi muovo.

Noi siamo argilla nelle tue mani. Tu sei colui che ci dà forma (Isaia 64,7). Il profeta invita a percepire il calore, il vigore, la carezza delle mani di Dio che ogni giorno, in una creazione instancabile, ci plasma e ci dà forma; che non ci butta mai via, se il nostro vaso riesce male, ma ci rimette di nuovo sul tornio del vasaio. Con una fiducia che io tante volte ho tradito, che Lui ogni volta ha rilanciato in avanti.

Professione di fede: Credo..

Preghiera dei fedeli

Ci facciamo voce di tutta la creazione, che attende con impazienza la venuta del Signore, e imploriamo con insistenza la sua misericordia.

Lo invochiamo dicendo: Vieni, Signore Gesù.

 

1. Per la santa Chiesa di Dio, perché riconosca sempre la visita del Signore e sia memoria vivente del suo amore, preghiamo.

2. Per gli uomini del nostro tempo, perché sappiano vivere con sapienza il presente, prestando attenzione al passaggio di Dio nella nostra vita, preghiamo.

3. Per coloro che sono ciechi di fronte ai dolori delle persone che vivono accanto a loro, perché sappiano ritrovare speranza e pienezza di vita nell’amore e nella solidarietà, preghiamo.

4. Per gli oppressi, i perseguitati, per coloro che non hanno patria, perché trovino nei credenti dei difensori della dignità e della libertà dell’uomo, preghiamo.

5. Per la nostra comunità, perché il Signore ci trovi vigilanti nell’attesa, in una concreta testimonianza di fiducia nelle persone e di fedeltà ai nostri impegni, preghiamo.

O Dio, nostro Padre e redentore, che hai cura di tutti i tuoi figli, esaudisci le nostre preghiere. Concedi che il corso degli eventi nel mondo sia guidato nella pace, secondo la tua volontà, e che la Chiesa conosca la gioia di servirti con serenità e vigilanza. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte

Accogli, Signore, il pane e il vino,

dono della tua benevolenza,

e fa’ che l’umile espressione della nostra fede

sia per noi pegno di salvezza eterna.

Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO DELL’AVVENTO I

La duplice venuta del Cristo

È veramente cosa buona e giusta,

nostro dovere e fonte di salvezza,

rendere grazie sempre e in ogni luogo

a te, Signore, Padre santo,

Dio onnipotente ed eterno,

per Cristo nostro Signore.

Al suo primo avvento

nell’umiltà della nostra natura umana

egli portò a compimento la promessa antica,

e ci aprì la via dell’eterna salvezza.

Verrà di nuovo nello splendore della gloria,

e ci chiamerà a possedere il regno promesso

che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa.

E noi, uniti agli Angeli e alla moltitudine dei Cori celesti,

cantiamo con gioia l’inno della tua lode: Santo…

Oppure:

PREFAZIO DELL’AVVENTO I/A

Cristo, Signore e giudice della storia

È veramente giusto renderti grazie

e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode,

Padre onnipotente, principio e fine di tutte le cose.

Tu ci hai nascosto il giorno e l’ora,

in cui il Cristo tuo Figlio, Signore e giudice della storia,

apparirà sulle nubi del cielo

rivestito di potenza e splendore.

In quel giorno tremendo e glorioso

passerà il mondo presente

e sorgeranno cieli nuovi e terra nuova.

Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo,

perché lo accogliamo nella fede

e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno.

Nell’attesa del suo ultimo avvento,

insieme agli angeli e ai santi,

cantiamo unanimi l’inno della tua gloria: Santo…

 

Antifona di comunione

Il Signore elargirà il suo bene

e la nostra terra produrrà il suo frutto. (Sal 85,13)

 

Oppure:

“State attenti, vegliate, perché

non sapete il momento e l’ora”,

dice il Signore. (cf. Mc 13,33)

 

Preghiera dopo la comunione

La partecipazione a questo sacramento,

che a noi pellegrini sulla terra

rivela il senso cristiano della vita,

ci sostenga, Signore, nel nostro cammino

e ci guidi ai beni eterni.

Per Cristo nostro Signore.