E’ venuta a mancare, martedì mattina, all’età di 91 anni, suor Concettina Scarlata, madre superiora delle Serve dei Poveri dell’ospedale di Canicattì. Consacrata da 62 anni, ha dedicato la sua vita con umiltà e servizio al prossimo e in particolare agli ammalati e alle missioni.

E’ stata la 22esima superiora del nosocomio canicattinese dove ha operato per trent’anni. Il suo sorriso dolce e la sua modestia hanno toccato il cuore di quanti l’hanno conosciuta. E lo dimostrano le numerose presenze nel giorno dei funerali celebrati, ieri mattina, nella cappella Sacro Cuore di Gesù del “Barone Lombardo”. Il luogo di culto non è riuscito a contenere le tantissime persone che hanno voluto dare il loro ultimo saluto a suor Concettina. Presente la famiglia cusmaniana al completo e altri consacrati e consacrate. Assenti, invece, le autorità cittadine e i vertici del nosocomio e dell’Asp.

Da tutti ricordata come donna del silenzio, dell’umiltà, dell’accoglienza e della disponibilità.

“Stiamo chiedendo al Signore che accolga la sua anima nel suo Regno dove regnerà la gioia del Cristo Risorto, siamo nella settimana che segue la Pasqua e lei celebra questo passaggio da questo mondo alla vita eterna inneggiando al Cristo, a Colui al quale ha consacrato la sua vita – ha detto don Francesco Panzera  – Non si metteva mai in mostra, agiva nel silenzio, ‘non sappia la tua destra quello che fa la tua sinistra’ e seguendo la scuola del nostro fondatore il beato Giacomo Cusmano ha cercato di viverla nel silenzio, nel nascondimento e la presenza di tante consorelle oggi dimostra quanto sia voluta bene. È stata anche consigliera regionale e ha servito la Congregazione. Quanti bambini abbiamo aiutato quando mi trovavo in Brasile, mandava periodicamente offerte, sapeva bene i bisogni di quella comunità perché era venuta per l’inaugurazione della casa. E’ stata una grande donna, prima di essere suora era una donna, matura, completa, ha saputo vivere la sua femminilità come religiosa e sposa di Cristo”.

“Ci ha dimostrato che si può amare e servire nel silenzio – ha sottolineato suor Giulia – Infermiera professionale, caposala, figura di mamma premurosa e attenta ai bisogni di ciascuna sorella, nel vestire, nel mangiare e nella formazione, aveva un pensiero particolare e un cuore grande per le missioni, amava tanto la congregazione e ci inculcava l’amore per essa. Era amabile, gioiosa, caritatevole, forte, una figura esemplare, abbiamo imparato tanto da lei che agiva con prudenza e profonda fede. Instancabile, dava speranza e coraggio a chiunque l’avvicinava. Ti ringrazio carissima superiora, mamma, amica, per tutto ciò che hai fatto per noi, per i nostri bisogni e per la nostra amata congregazione”.

A nome del “Barone Lombardo” ha preso la parola l’ex primario del reparto di Chirurgia, Michele Ricotta, non più in servizio nel nosocomio di Canicattì.

“Ho ritenuto doveroso che qualcuno dell’ospedale doveva ricordarla, forse non dovevo essere io – ha detto il dottore – Ho conosciuto tante suore nella mia vita professionale, fin dall’università, ma suor Concettina io l’ho trovata diversa da tutte le altre. Era una donna, una madre per tutti, a disposizione 24 ore 24 per tutte le esigenze dell’ospedale e dei reparti. E’ stata la più grande paladina di questo ospedale. Non avete idea di quello che ha dovuto combattere per restare in questo ospedale assieme alle suore del convitto erano impegnate ogni giorno quasi senza essere pagate, erano pagate per un terzo rispetto agli altri. Donna di fede, vicina alle sofferenze di tutti, che riusciva a mettere insieme i cocci di quelli che erano i reparti, era quella persona che con la sua modestia e il suo sorriso metteva tutti d’accordo. Io devo molto a suor Concettina. Oggi l’ospedale, la città di Canicattì e tutti quelli che l’hanno conosciuta hanno perso molto. Negli ultimi anni non ha avuto una vita rosea ma nella sua sofferenza non l’ho mai sentita lamentare, nemmeno negli ultimi giorni. Ringrazio tanto suor Concettina e le consorelle per la loro opera in questo ospedale”.

Dopo le esequie, il feretro è stato accompagnato a Valguarnera Caropepe, paese natale della madre superiora, per la celebrazione di un’altra funzione e la tumulazione al cimitero comunale.

Articolo di Valentina Garlandi (EffeEnneNews)