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<<Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.>>

Donandoci, per mezzo del battesimo, di far parte della Chiesa, Gesù ci assicura di conoscerci uno per uno. La vocazione battesimale è sempre personale, e richiede una risposta di responsabilità in prima persona. Ci sentiamo sicuri, nella Chiesa, perché Gesù è sempre con noi, e ci chiama e ci guida con la voce esplicita del Papa e con i suggerimenti interiori che ci aiutano a riconoscerla e a corrispondervi. Se restiamo nella Chiesa, con il Papa, non andremo mai dispersi, perché Gesù ci conosce per nome e ha dato la sua vita per salvarci. Quella vita che si comunica a noi, pegno di eternità, nell’Eucaristia degnamente ricevuta. Non dobbiamo aver paura di nulla. Attraverso Gesù entriamo in comunione con il Padre, partecipiamo alla vita trinitaria. I pericoli esterni non ci turbano: dobbiamo temere soltanto il peccato che ci seduce a trovare altre vie, lontane dal percorso del gregge guidato da Gesù. La nostra personale fedeltà alla voce del Pastore contribuisce all’itinerario di salvezza che la Chiesa guida nel mondo, e da essa dipende la nostra felicità.

 

 

Antifona d’ingresso

Dell’amore del Signore è piena la terra;

dalla sua parola furono fatti i cieli. Alleluia. (Sal 32,5-6)

 

Si dice il Gloria.

 

Colletta

Dio onnipotente e misericordioso,

guidaci al possesso della gioia eterna,

perché l’umile gregge dei tuoi fedeli

giunga dove lo ha preceduto Cristo, suo pastore.

Egli è Dio, e vive e regna con te,

nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

Oppure (Anno C):

O Dio, fonte della gioia e della pace,

che hai affidato al potere regale del tuo Figlio

le sorti degli uomini e dei popoli,

sostienici con la forza del tuo Spirito,

perché non ci separiamo mai dal nostro pastore

che ci guida alle sorgenti della vita.

Egli è Dio, e vive e regna con te,

nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.

 

 

Prima lettura

At 13,14.43-52

Ecco, noi ci rivolgiamo ai pagani.

 

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero.

Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio.

Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».

Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

Parola di Dio

 

Salmo responsoriale

Sal 99

 

Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.

 

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,

servite il Signore nella gioia,

presentatevi a lui con esultanza.

 

Riconoscete che solo il Signore è Dio:

egli ci ha fatti e noi siamo suoi,

suo popolo e gregge del suo pascolo.

 

Perché buono è il Signore,

il suo amore è per sempre,

la sua fedeltà di generazione in generazione.

 

Seconda lettura

Ap 7,9.14-17

L’Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.

 

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.

E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.

Non avranno più fame né avranno più sete,

non li colpirà il sole né arsura alcuna,

perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono,

sarà il loro pastore

e li guiderà alle fonti delle acque della vita.

E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Gv 10,14)

Alleluia, alleluia.

Io sono il buon pastore, dice il Signore,

conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.

Alleluia.

 

Vangelo

Gv 10,27-30

Alle mie pecore io do la vita eterna.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.

Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.

Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore

 

Omelia: Padre Ermes Ronchi

Il pastore che parla al cuore, che conosce cosa lo abita

 

Le mie pecore ascoltano la mia voce. Prima grande sorpresa: una voce attraversa le distanze, un io si rivolge a un tu, il cielo non è vuoto.

Perché le pecore ascoltano? Perché il pastore non si impone, si propone; perché quella voce parla al cuore, e risponde alle domande più profonde di ogni vita.

Io conosco le mie pecore. Per questo la voce tocca ed è ascoltata: perché conosce cosa abita il cuore. La samaritana al pozzo aveva detto: venite, c’è uno che mi ha detto tutto di me. Bellissima definizione del Signore: Colui che dice il tutto dell’uomo, che risponde ai perché ultimi dell’esistenza.

Le mie pecore mi seguono. Seguono il pastore perché si fidano di lui, perché con lui è possibile vivere meglio, per tutti. Seguono lui, cioè vivono una vita come la sua, diventano in qualche modo pastori, e voce nei silenzi, e nelle vite degli altri datori di vita.

Il Vangelo mostra le tre caratteristiche del pastore: Io do loro la vita eterna / non andranno mai perdute / nessuno le rapirà dalla mia mano!

Io do la vita eterna, adesso, non alla fine del tempo. È salute dell’anima ascoltare, respirare queste parole: Io do loro la vita eterna! Senza condizioni, prima di qualsiasi risposta, senza paletti e confini. La vita di Dio è data, seminata in me come un seme potente, seme di fuoco nella mia terra nera. Come linfa’ che risale senza stancarsi, giorno e notte, e si dirama per tutti i tralci, dentro tutte le gemme. Le vicende di Galilea, la tragedia del Golgota, le parole di Cristo, che vengono come fiamma e come manna, non hanno altro scopo che questo: darci una vita piena di cose che meritano di non morire, di una qualità e consistenza capaci di attraversare l’eternità.

Il Vangelo prosegue con un raddoppio straordinario: Nessuno le strapperà dalla mia mano. Poi, come se avessimo ancora dei dubbi: nessuno le può strappare dalla mano del Padre.

È il pastore della combattiva tenerezza.

Io sono un amato non strappabile dalle mani di Dio, legame non lacerabile. Come passeri abbiamo il nido nelle sue mani, come bambini ci aggrappiamo forte a quella mano che non ci lascerà cadere, come innamorati cerchiamo quella mano che scalda la solitudine, come crocefissi ripetiamo: nelle tue mani affido la mia vita.

Il Vangelo è una storia di mani, un amore di mani.

Mani di pastore forte contro i lupi, mani tenere impigliate nel folto della mia vita, mani che proteggono il mio lucignolo fumigante, mani sugli occhi del cieco, mani che sollevano la donna adultera a terra, mani sui piedi dei discepoli, mani inchiodate e poi ancora offerte: Tommaso, metti il dito nel foro del chiodo! Mani piagate offerte come una carezza perché io ci riposi e riprenda il fiato del coraggio

 

Professione di fede: Credo

 

Preghiera dei fedeli

Il Signore ci chiede di fidarci di lui che ci ama da sempre. Questa fiducia però non è passività. Siamo invece chiamati a offrire il nostro contributo, ognuno secondo le proprie capacità, al suo progetto di salvezza.

Preghiamo insieme e diciamo: Donaci Signore la tua vita.

 

1. Perché l’obbedienza a te non si configuri mai come sterile abitudinarietà. Preghiamo.

2. Perché sappiamo riconoscerci come frutto del tuo amore e come opera della tua grandezza. Preghiamo.

3. Perché la nostra appartenenza a te in quanto Cristiani non sia mai un tesoro geloso, ma un dono da condividere con gli altri e a servizio della società. Preghiamo.

4. Perché la nostra testimonianza al mondo sia sempre frutto credibile di riflessione, di interiorizzazione del tuo Vangelo e di un’esperienza concreta. Preghiamo.

 

O Padre, Tu ci dai la sicurezza di una mano forte che non ci abbandona mai. Dacci la lucidità necessaria per non cullarci in questa condizione come fosse un privilegio, ma di attivarci e metterla al servizio dei nostri fratelli. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

Preghiera sulle offerte

O Dio, che in questi santi misteri

compi l’opera della nostra redenzione,

fa’ che questa celebrazione pasquale

sia per noi fonte di perenne letizia.

Per Cristo nostro Signore.

 

 

PREFAZIO PASQUALE IV

La restaurazione dell’universo per mezzo del mistero pasquale

 

È veramente cosa buona e giusta,

nostro dovere e fonte di salvezza,

proclamare sempre la tua gloria, o Signore,

e soprattutto esaltarti in questo tempo

nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.

In lui, vincitore del peccato e della morte,

l’universo risorge e si rinnova,

e l’uomo ritorna alle sorgenti della vita.

Per questo mistero,

nella pienezza della gioia pasquale,

l’umanità esulta su tutta la terra

e le schiere degli angeli e dei santi

cantano senza fine l’inno della tua gloria: Santo, …

 

Oppure:

PREFAZI DI PASQUA I-V

 

 

Antifona alla comunione

È risorto il buon pastore

che ha dato la vita per le sue pecore,

e per il suo gregge è andato incontro alla morte. Alleluia.

 

Oppure:

Io sono il buon pastore e do la mia vita per le pecore.

Alleluia. (Gv 10,14-15)

 

 

Preghiera dopo la comunione

O Dio, pastore buono,

custodisci nella tua misericordia

il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio

e conducilo ai pascoli della vita eterna.

Per Cristo nostro Signore.

 

Benedizione solenne

Dio, che nella risurrezione del suo Figlio unigenito

ci ha donato la grazia della redenzione

e ha fatto di noi i suoi figli,

vi dia la gioia della sua benedizione. R. Amen.

 

Il Redentore,

che ci ha donato la libertà senza fine,

vi renda partecipi dell’eredità eterna. R. Amen.

 

E voi, che per la fede in Cristo

siete risorti nel Battesimo,

possiate crescere in santità di vita

per incontrarlo un giorno nella patria del cielo. R. Amen.

 

E la benedizione di Dio onnipotente,

Padre e Figlio e Spirito Santo,

discenda su di voi e con voi rimanga sempre. R. Amen.