Con questo racconto desidero rendervi partecipi del mio viaggio effettuato nella Repubblica Democratica del Congo nel mese di Agosto 2006. Posso testimoniare quanta ricchezza mi ha dato tale esperienza.

La prima emozione forte è quella del primo impatto con un mondo completamente diverso dal tuo. Diverso non inteso come, a volte sbagliando, si pensa, al colore della pelle, al modo di vestire, alla lingua, al cibo ecc., ma diverso dalle tue ambizioni di salire giorno per giorno un gradino sempre più in alto, cose che non possono esistere in un posto dove l’unico grande problema è sopravvivere. Ad un tratto ti accorgi che tante cose che hai, o per meglio dire “troppe” cose che hai, alla fine non servono e non serviranno mai a darti quella serenità interiore e quei valori veri della vita che vengono occultati proprio dal consumismo degli occidentali.

Ricordo i bei sorrisi sinceri e gratuiti regalatemi dalla gente di Kananga in cambio solo di un tuo saluto. In quelle strade ho passeggiato spesso e volentieri ed era bello sentirsi chiamare e vedere negli occhi di quella gente, ma soprattutto in quelli dei bambini la gioia di averti loro amica e non nemica. A distanza di poco più di sei mesi sento dentro una grande nostalgia e il famoso, ma vero “mal d’Africa”.

Vedere quella gente condividere, quel poco o niente che possiede con chi ne ha bisogno, questo è veramente dare tutto! Mentre, a volte, noi che abbiamo “tanto” non diamo nemmeno una parte di questo. Ho sperimentato da vicino quanta miseria materiale e quanta ricchezza morale c’è tra questa gente!
E poi la grande fede nel Signore che li fa vivere col sorriso sempre sulle labbra, si respira veramente quel senso di essere figli di Dio e in quanto tali fratelli fra loro.

E’ stato veramente bello vivere per quasi trenta giorni fra quei fratelli e vivere con loro e come loro.
L’unica paura che mi ha accompagnato in questo viaggio era la situazione politica precaria che il Paese stava attraversando per l’elezione del nuovo governo e l’insicurezza quindi per l’ insorgere di eventuali conflitti civili, ma tutto è andato bene.

Voglio concludere esprimendo la mia gratitudine ai Padri e alle Suore Missionarie “Serve dei Poveri” per la loro disponibilità e per aver facilitato tutti i miei spostamenti.

Ma il mio “Grazie” più grande va al Signore che mi ha fatto dono di questa esperienza così toccante, stando sempre accanto a me, e perché proprio lì mi ha fatto sentire la sua voce dando una svolta alla mia vita e chiamandomi a servirlo nei poveri.

Myriam Concetta Cannizzaro