La Sicilia, di cui un tempo Palermo era stata la capitale, faceva allora parte del cosidetto Regno delle Due Sicilie con capitale Napoli. Ebbene, negli anni in cui Giacomo era fanciullo, il Procuratore generale del re delle Due Sicilie, in una sua relazione ufficiale, così descriveva Palermo che già contava circa duecentomila abitanti:

“Qui vivono  quarantamila proletari,
la cui sussistenza dipende dal caso e dal capriccio dei grandi.

Qui si vendon gli uffici pubblici,
si corrompe la giustizia,
si fomenta l’ignoranza del popolo;
è peraltro una capitale con il suo lusso e la sua corruzione,
in una Sicilia senza strade,
senza commercio, senza industrie,
con le prepotenze dei nobili e le insolenze della plebe”.

In questo contesto sociale e politico, Giacomo sin da fanciullo incominciò a maturare la sua vocazione di  amico dei poveri.