Padre Giacomo andava spesso in casa dell’amico Michelino De Franchis.
Un giorno (era il 1865) vi giunse all’ora di pranzo.

Avrebbe voluto solo salutare e andarsene, ma Michelino, con dolce violenza, lo condusse nella stanza da pranzo, dove la signora Mariannina e i figli lo accolsero festosamente.

Mentre stavano conversando, egli notò una cosa singolare e simpatica:
ad ogni portata, tutti, genitori e figli, toglievano un pò della pietanza e la mettevano in un piatto più ampio, al centro della tavola; ne chiese spiegazione all’amico.

Vedi, caro Giacomo, - rispose Michelino – io educo così i miei figli: anche quando stanno a tavola, devono pensare ai poveri ai quali manca spesso anche il pane. A noi un boccone in più o in meno, non fa niente; ma i poveri ci guadagnano, poco alla volta, di che sfamarsi”.

Poco dopo, infatti, entrò un povero il quale consumò le pietanze così ricavate, servito amorevolmente dai suoi figli.
Padre Giacomo pensava:

“Se tutte le famiglie di Palermo, che hanno la fortuna di mangiare a tavola, si privassero di un boccone per ogni pietanza e ogni giorno, il problema della miseria sarebbe risolto: ricchi e poveri si darebbero finalmente la mano!”.

Poi, dopo essersi accomitato, mentre percorreva le strade della città confrontava il numero degli abitanti e quello presunto dei poveri e diceva a se stesso:

“Se anche la metà dei palermitani si associassero per compiere quest’opera, privandosi di un “boccone” ad ogni pasto, si potrebbero sfamare ogni giorno settemila poveri”.